OFFERTA: La colpa di esistere di Cotroneo Sara

Codice prodotto:88-902771-2-2
OFFERTA SCONTO 20% SUL PREZZO DI COPERTINA Pag. 273; cm 15x21; disponibile

Maria, una semplice ragazza di provincia, conduce una vita noiosa e deludente, inseguendo un amore non ricambiato. Sin dall'infanzia viene segnata profondamente dal suo rapporto conflittuale con una madre fredda ed egoista, che genera in lei dei forti sensi di colpa per un'esistenza non voluta. La ragazza troverà rifugio e comprensione nei locali di un'accogliente sala da tè, dove sarà spettatrice di un evento che porterà una svolta radicale alla sua esistenza.

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Attesa

Continuavo a girare nervosamente il cucchiaino nella mia tazzina da caffè, già vuota da parecchi minuti. Con le gambe accavallate una sull’altra, un piede rigido piantato a terra e l’altro a penzoloni, agitato velocemente. La schiena dritta e i gomiti appoggiati volgarmente sul tavolino, che tremava insieme a me. Gli occhi fissi su quella tazzina vuota a domandarmi perché mai fossi caduta ancora una volta nel terribile errore di essere puntuale e ritrovarmi ora obbligata a subire la sorte di tutte le insignificanti persone che continuano a credere nella puntualità: dover aspettare per lunghi ed interminabili minuti in solitudine, cercando dei ridicoli modi per nascondere il proprio imbarazzo perché non si ha null’altro da fare che aspettare i soliti e infallibili ritardatari, che sono i vincenti della nostra società, coloro che hanno sempre un buon motivo per essere in ritardo (aver dovuto aspettare un cliente importante bloccato nel traffico; un affare ben riuscito che aveva richiesto più tempo del previsto per la sua complessità; essere trattenuti da una lunga fila di studenti rimasti talmente affascinati dalla lezione da obbligarci all’uscita dall’aula a rispondere alle loro innumerevoli domande, ecc. ecc.). Beh, ero sempre stata una persona insignificante nella vita e non ero neanche capace di inventarmela una scusa per essere in ritardo, senza riuscire mai a resistere contro l’ossessione più vistosa e assurda della mia vita: quella di essere sempre e comunque “puntuale”. In ogni modo era passata più di mezz’ora da quando mi ero accomodata al mio solito tavolino. Mi ero presentata come ogni giorno alle diciassette in punto, in quella sala da tè che era l’unico luogo dove solitamente riuscivo a trovare un po’ di quiete, dopo una lunghissima giornata di lavoro frustrante ed insoddisfacente. Solitamente amavo sorseggiare lentamente il mio tè aromatizzato, mentre ero attenta a gustare il calore che piano piano mi scendeva dalla gola, giù verso lo stomaco. Ero scrupolosamente attenta a questo passaggio e caricavo questo evento di un forte simbolismo: per me significava far scendere in fondo tutte le umiliazioni che avevo dovuto subire silenziosamente durante la giornata. Farle scivolare nella parte più intima di me stessa con l’attesa emozionante che presto sarebbero state eliminate per sempre. Era il momento più atteso della giornata: il mio momento liberatorio che ripetevo ogni giorno come un rituale ossessivo, a cui non si può rinunciare. Ma funzionava, funzionava sempre ed uscivo sempre dalla sala da tè come una nuova persona, rigenerata, pronta a godermi tutti i benefici di una donna sola, alla vigilia dei suoi trenta anni, senza impegni, senza scadenze, senza orari, ma solo un libro, rigorosamente a posto sul comodino, da leggere ed immaginare per qualche ora di essere qualcun altro, di vivere una vita sicuramente migliore della mia, almeno con qualche scopo, fino a crollare dal sonno. Ero una persona esageratamente precisa, attaccata morbosamente alle mie abitudini, ma quel giorno mi sentivo particolarmente nervosa e avvertivo che neanche il mio tè preferito ai petali di rosa mi avrebbe potuto salvare. E così avevo scelto un misero caffè, il quinto della giornata, da bere velocemente, per affrontare quei minuti interminabili d’attesa, che stavano scombussolando completamente i miei programmi giornalieri di una giornata che era già stata di per sé completamente scombussolata dagli eventi. L’unico sollievo, se così si può definire, era agitare il mio piede e continuare a girare il cucchiaino dentro una tazzina vuota.

Eppure non avrei mai potuto immaginare che almeno una volta ne era valsa la pena rimanere per qualche minuto in attesa e che quella giornata scombussolata sarebbe da lì a breve stata la più bella ed importante della mia vita.

 

 

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