Un pastore guarda al salmo 23 di Keller Phillip

Codice prodotto:88-902771-1-5
pagine 230; tascabile; disponibile

Con l'acume e la reale esperienza da pastore, Phillip Keller conduce il lettore ad osservare alcuni luoghi: i verdeggianti pascoli della tranquillità e le appaganti fresche acque della realizzazione, nascosti nel salmo 23, il salmo del pastore. Grandi e soddisfacenti ricompense e chiarimenti aspettano coloro che aprono questo libro e seguono l'attenta guida di Keller. Chi farà questo eccitante viaggio riscoprirà le espressioni di amore che Cristo, il Grande Pastore, riserva a noi "le pecore dei Suoi pascoli".

LEGGI IL PRIMO CAPITOLO

«Il Signore è il mio Pastore» 

Il Signore! Ma chi è il Signore? Che carattere ha? Ha le giuste credenziali per essere il mio Pastore, il mio capo, il mio padrone?

E se le ha, come posso essere sotto il Suo controllo? In che modo posso diventare oggetto delle Sue attenzioni e delle Sue diligenti cure?

Queste sono domande profonde e penetranti, e meritano un esame onesto e basilare.

Una delle calamità del cristianesimo è la nostra tendenza a parlare in termini ambigui e generici. Davide, l’autore di questa poesia, lui stesso un pastore, in seguito conosciuto come il “re pastore” d’Israele, dichiarò esplicitamente: «Il Signore è il mio Pastore». A chi si riferiva?

Si riferiva a Jehovah, il Signore Dio d’Israele. Questa sua dichiarazione è stata confermata da Gesù, il Cristo. Egli, che era Dio incarnato tra gli uomini, affermò con forza: «Io sono il buon Pastore».

Ma chi era questo Cristo? 

La nostra idea di Lui è spesso troppo piccola, troppo riduttiva, troppo limitata, troppo umana. E per questo non siamo molto propensi a lasciarGli avere il controllo o l’autorità, né tanto meno il totale possesso, sulla nostra vita.

Eppure Egli è Colui che è direttamente responsabile della creazione di tutte le cose, sia naturali che sovrannaturali (v. Colossesi 1:15-20).

Se ci soffermiamo a riflettere sulla persona di Gesù Cristo, sulla Sua potenza e su quello che ha fatto, improvvisamente come Davide saremmo molto lieti di dire con orgoglio: «Il Signore, Egli è il mio Pastore!».

Ma prima di fare questo è importante avere chiaro in mente il ruolo specifico che hanno avuto nella nostra storia Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo.

Dio Padre è Dio l’autore, l’originatore di tutto ciò che esiste. È stato nella Sua mente, per prima, che tutto ha preso forma.

Dio Figlio, nostro Salvatore, è Dio l’artigiano, l’artista, il Creatore di tutto ciò che esiste. Egli ha posto in essere tutto quello che era stato originariamente formulato nella mente di Suo Padre.

Dio Spirito Santo è Dio l’agente che presenta questi fatti alla mia comprensione sia mentale che spirituale, in modo che essi diventino reali e relativi a me come individuo.

Ora ci sono due magnifiche relazioni che ci vengono date ripetutamente nella Scrittura tra Dio e l’uomo, e sono quelle di un padre con i suoi figli e di un pastore con le sue pecore. Questi concetti sono stati prima concepiti nella mente di Dio nostro Padre, poi sono stati resi possibili ed effettivi per mezzo dell’opera di Cristo, e quindi sono stati confermati e resi reali in me per mezzo dell’azione del gentil Spirito Santo.

Così quando un uomo o una donna pronunciano quella semplice, ma sublime, dichiarazione che “Il Signore è il mio Pastore”, questo implica immediatamente una profonda e nello stesso tempo concreta relazione tra un essere umano e il suo Creatore.

Ciò lega un mucchio d’argilla ad un destino divino. Significa che un semplice mortale diviene l’amato oggetto delle attenzioni divine.

Questo pensiero da solo dovrebbe rianimare il mio spirito, ravvivare il mio senso di autoconsapevolezza, e conferirmi un’enorme dignità come individuo. Pensare che Dio, in Cristo, è profondamente interessato a me come persona, dà immediatamente un grandioso scopo e un enorme significato al mio breve soggiorno su questo pianeta.

E più grande, più ampio, più maestoso è il mio concetto di Cristo, più vitale sarà la mia relazione con Lui. Naturalmente, Davide, in questo Salmo, parla non in qualità di pastore, anche se un tempo lo è stato, ma di pecora; come uno del gregge. Egli parla con un forte senso di orgoglio, devozione e ammirazione. È come se si vantasse ad alta voce: «Guardate chi è il mio Pastore, il mio padrone, il mio capo! È il Signore!».

Dopo tutto, egli sapeva per esperienza diretta che la sorte della vita di ogni pecora dipende dal tipo di uomo che la possiede. Alcuni uomini sono gentili, premurosi, intelligenti, impavidi e altruisti nella loro devozione al proprio gregge. Sotto qualcuno le pecore possono soffrire, patire la fame e subire privazioni senza fine. Mentre nelle cure di qualcun altro possono prosperare e crescere forti con animo contento. 

Così se il Signore è il mio Pastore dovrei conoscere qualcosa del Suo carattere e comprendere qualcosa della Sua abilità.

Per meditare su questo vado spesso fuori la sera a camminare da solo sotto le stelle e ricordo a me stesso della Sua maestà e della Sua potenza. Guardando su, al cielo costellato di stelle, mi ricordo che quei corpi celesti, almeno 250 milioni per 250 milioni, ciascuno più grande del nostro sole, che è una delle stelle più piccole, sono stati sparsi qua e là per i vasti spazi dell’universo dalla Sua mano. Richiamo alla mia mente il fatto che il pianeta terra, che è la mia dimora temporanea per pochi brevi anni, è un granello di materia così minuto nello spazio che se fosse possibile trasportare il nostro telescopio più potente sulla stella a noi più vicina, Alpha Centauri, e guardare in questa direzione, la terra non si riuscirebbe neanche a vedere. Persino con l’aiuto di quello strumento così potente!

Tutto questo è un po’ umiliante. Fa sparire dall’uomo il suo “ego” e mette le cose nella giusta prospettiva. Mi fa vedere me stesso come solo un puntino di materia in un enorme universo. Eppure rimane il fatto impressionante che Cristo, il Creatore di un tale enorme universo, di una grandezza così travolgente, si degna di chiamare Se stesso mio Pastore e mi invita a considerare me stesso la Sua pecora, il Suo oggetto speciale di affezione e attenzione. Chi meglio si potrebbe prendere cura di me?  CONTINUA...........

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