Ascoltando il silenzio di Dio di Cotroneo Sara

pagine 82; cm. 15X21; disponibile

Libro di esordio di Sara Cotroneo, costituito da venti brevi riflessioni, frutto di un itinerario di maturazione interiore, che inizia con la tragica scoperta della sua malattia, per concludersi con una toccante preghiera di ringraziamento verso Dio, che le ha insegnato ad affrontare le sofferenze della vita quotidiana con fiducia e serenità. Varie le tematiche affrontate: da quelle più delicate e drammatiche, come la sofferenza, la malattia e la morte, a quelle più leggere come la bellezza del donare, la spensieratezza dei bambini e la gioia. Ogni essere umano può imparare ad ascoltare l'apparente silenzio di Dio e riuscire a comprendere la Sua volontà più profonda di amore e misericordia.

 

 

Leggi una delle meditazioni:

ATTENTI AL PECCATO!

Il Signore disse a Caino: «Perché sei irritato? e perché hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!» (Genesi 4:6-7)

 

 

Qualche tempo fa vedendo alla televisione una trasmissione d’attualità sentii il parere di uno psicologo o giornalista o non so chi sia parlare di Caino. Parlava di lui come di un poveretto che per secoli ha dovuto sopportare il fardello della nomina del “fratello cattivo”. Eh già, in fondo che avrà mai fatto di male Caino, una cosuccia da niente, solo una piccola scortesia verso il fratello Abele… lo ha solo ucciso! Inorridisco al solo pensiero. La nostra società è così impregnata di malvagità che non sa più distinguere il giusto dall’ingiusto. Il peccato viene nascosto, scusato, accettato e poi assorbito. Ahimé questo sta accadendo anche nelle nostre chiese. Il peccato è astuto: ci spia, ci desidera, ci vuole dominare per poi divorarci. Le parole di questi versi della mia vecchia Bibbia sono piene della preoccupazione di Dio verso l’uomo. L’Eterno, come un padre premuroso, avverte Caino riguardo al pericolo in agguato. Cerca di scuoterlo, di risollevarlo, di metterlo in guardia contro un pericolo minaccioso. Ma Caino sceglie di rimanere sordo e, accecato dalla gelosia, adesca Abele nella sua trappola mortale. Il peccato è astuto, ti spia, conosce le tue debolezze e ti attacca nei tuoi punti deboli. Facciamo insieme un giro per le nostre chiese. Siamo onesti: invece di essere degli alberi rigogliosi, ripieni del frutto dello Spirito Santo, a volte sembriamo degli orti abbandonati, pieni di roghi e zizzanie. Volete che sia più chiara? Una volta faceva tanto scalpore quando, di tanto in tanto, si scoprivano dei peccati occulti nelle vite di grandi predicatori: adulterio, pornografia, droga. Ma la chiesa, tanto occupata ad evitare che si scoprissero questi reati nel proprio interno, non si è accorta che nel tempo altri peccati più subdoli si sono infiltrati nelle sue mura. Certe attitudini sono diventate così abituali e palesi tra di noi che non ci preoccupiamo minimamente e le lasciamo mettere radice nel nostro giardino, totalmente indisturbate. L’invidia ne è un esempio. A volte le nostre riunioni di culto si trasformano in delle vere e proprie sfilate di talenti e si fa a gara nell’ostentazione delle proprie abilità. Si gareggia su chi canta o suona meglio, su chi fa le testimonianze più toccanti, su chi predica il messaggio più attraente e simpatico. Le preghiere sembrano dei libri di poesie, invece di esprimere lo strazio dell’intercessione. Chi ha talento e capacità viene innalzato a dismisura, esaltato come il migliore. Viene onorato, se ne parla come se fosse chissà chi. La gloria però, dura poco, giusto il tempo che arrivi un “nuovo migliore”. Allora chi prima era stato osannato, perde ogni stima e attenzione, non serve più a nulla e viene messo da parte, dimenticato. Quante volte ho visto questo nella mia vita e certe volte, ahimé, l’ho pure vissuto! Così nasce l’invidia. Così si alimenta la competizione. Così il nostro cuore si amareggia, si gonfia di rabbia. Il nostro volto diviene abbattuto. Ma non abbiamo il coraggio di ammettere che siamo invidiosi, è troppo difficile. Non abbiamo il coraggio di umiliarci davanti a Dio e chiedere perdono perché l’offerta che gli abbiamo reso era solo fumo, solo apparenza. Così l’invidia si fa spazio nel nostro cuore e nei nostri pensieri fino a farci “uccidere” i nostri fratelli . Li annientiamo con parole di diffamazione, di calunnia. Li disprezziamo pubblicamente, finché si allontanano il più possibile da noi, finché spariscono per sempre dalla nostra presenza. Miseri noi! Il peccato si insinua nelle nostre vite. Striscia fra i banchi delle chiese in cerca di cuori deboli da divorare. Poniamo più attenzione agli amorevoli ammonimenti del Signore! Rialziamo il nostro volto con la potenza dell’umiltà e dell’amore. Chiediamo aiuto a Dio se non ne siamo capaci. Siamo più accorti, più vigilanti! Mettiamo all’interno della porta del nostro cuore un cartello che possiamo leggere ogni volta che la stiamo per aprire. Una scritta dorata, bene in vista: “attenti al peccato”!


 

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